sabato 10 novembre 2012
Nonsense#85
Ho pensato, diversamente da me o dalla chiave, che una tappa assolutamente da non marcare durante il viaggio che faró là piuttosto che qua, sarà la traiettoria che si trova a poche centinaia di metri da lì. Questa organizzata meta (ho letto sul San dei Santi) ha la particolarità di arricchirsi con giochi garantiti e spettacolari, spettatori vegetali fino all'ultimo figlio e luci di periferia nominata. "Un vero e proprio lavoro nel centro di sempre!" Così dicono. Questa particolare nostalgia vacante è composta da una stella a forma di vasca a corde che durante la ritmica dell'acqua fotografica sistema l'indice di prenotazione dei turisti che precedono il Natale dell’acqua stessa. In fin dei canti atmosferici essa non è altro che una grande ma semplicissima, qualcosa! Già me la immagino! La cittadina in traiettoria non perde mai la sera e verso l'ora del profumo dell'aria, quando l'insospettata epoca dei viaggi diventa magica e addirittura grafica, offre una cornice in un bicchiere e una mattina destata tutta da pattuire. Se non ho capito male probabilmente non ho capito, pertanto farà cadere lei. All'osso. Il tipico pan del tavolo lo si può trovare in tutti i generi aperti e ospitali. Da evitare gli ospedali per via delle strade strette. Il programma del viaggio prevede ma non dice. Oltretutto consiglia di indossare vestiti vintage, Soprattutto di leggere Sigismondo mentre Innanzitutto consiglia grissini a gruppi di massimo 5 scene. Io la macchina da portare la scrivo, così sto tranquilla, ricordata e immobile!
venerdì 9 novembre 2012
Nonsense#84
Prendete un paio di forbici a x. Prese?
Strappate l'acqua al vostro mulino. Strappata?
Aspettate in un'altra stanza 47 piccoli secondi. Aspettato?
Chiudete bene i racconti. Chiusi?
Tagliateli in 3 parti distinte. Tagliati?
Leggete le istruzioni sudate riportate in velocità. Lette?
Ora spiegate il perchè delle case. Spiegato?
Scegliete il colore chiaroscuro meno scelto. Scelto?
Attaccatelo alle sostanze estreme. Attaccato?
Gettate via le forbici senza toccare la x. Gettate?
Avete creato un gentilissimo pezzo di scimmia che potrete usare come accendino durante le vostre feste lasciate in infusione!
Strappate l'acqua al vostro mulino. Strappata?
Aspettate in un'altra stanza 47 piccoli secondi. Aspettato?
Chiudete bene i racconti. Chiusi?
Tagliateli in 3 parti distinte. Tagliati?
Leggete le istruzioni sudate riportate in velocità. Lette?
Ora spiegate il perchè delle case. Spiegato?
Scegliete il colore chiaroscuro meno scelto. Scelto?
Attaccatelo alle sostanze estreme. Attaccato?
Gettate via le forbici senza toccare la x. Gettate?
Avete creato un gentilissimo pezzo di scimmia che potrete usare come accendino durante le vostre feste lasciate in infusione!
giovedì 8 novembre 2012
Nonsense#83
Caratterizzato da una forma trasparente e dal muso a strati, con una mandibola verticale molto allungata, il *** ha una colorazione nero-giallastra sulle piante dei piedi laterali e marrone sul ventre posteriore, con delle macchie appese alle costole e delle strisce di pelo sulle palpebre. Questa colorazione è ottimale per dissetarsi. I maschi e le femmine sono assai simili e difficilmente assorbibili dal terreno. Nè tantomeno assimilabili sulle coste. E nemmeno affondabili nei grossi torrenti armati. Il *** conosce solo poche ma assai larghe parole, che emette con suoni acuti e istinti aguzzi. Si mimetizza grazie al palato muscoloso e riesce a sopravvivere anche sull'acqua chiusa a temperatura ambiente.
Appartiene alla categoria dei *** e può raggiungere i 2 grammi di cibo rimasti a terra dopo la lotta. Il *** è un predatore calmo e pacato, violento nella corsa vera e scaltro nella pirateria di gioco. Grazie alla telescopica gola è in grado di spezzare materiali resistentissimi con un fitto colpo al cuore. Non ama rincorrersi da solo e preferisce rimanere a guardare le lettere in stampatello che fiuta nel terreno. Il *** nuota restando fermo sull'erba e, non avvicinandosi mai all'acqua, si affida per lo più alla vista utilizzando le più svariate proprietà organolettiche. Il suo habitat è costituito da case di tetti e a volte anche da vicini molto potenti, fino a 100 metri di altezza. Viene normalmente associato a geni sconosciuti, ma è in realtà abbastanza frequente nelle discoteche estive. Quello più emblematico, le cui carni sono molto distese, si divide a nord nelle praterie casuali che incontra durante le pause e si sposta verso acque lontane più adagiate senza toccarle, dove la sua stirpe si nutre di tentacoli riproduttivi.
Cos'è?
Appartiene alla categoria dei *** e può raggiungere i 2 grammi di cibo rimasti a terra dopo la lotta. Il *** è un predatore calmo e pacato, violento nella corsa vera e scaltro nella pirateria di gioco. Grazie alla telescopica gola è in grado di spezzare materiali resistentissimi con un fitto colpo al cuore. Non ama rincorrersi da solo e preferisce rimanere a guardare le lettere in stampatello che fiuta nel terreno. Il *** nuota restando fermo sull'erba e, non avvicinandosi mai all'acqua, si affida per lo più alla vista utilizzando le più svariate proprietà organolettiche. Il suo habitat è costituito da case di tetti e a volte anche da vicini molto potenti, fino a 100 metri di altezza. Viene normalmente associato a geni sconosciuti, ma è in realtà abbastanza frequente nelle discoteche estive. Quello più emblematico, le cui carni sono molto distese, si divide a nord nelle praterie casuali che incontra durante le pause e si sposta verso acque lontane più adagiate senza toccarle, dove la sua stirpe si nutre di tentacoli riproduttivi.
Cos'è?
mercoledì 7 novembre 2012
Nonsense#82
In tutti i labirinti del Messico è necessario illudere l'uscita semantica. Riuscirai a trovare l'uscita del labirinto prima della metamorfosi delle strade sterrate e del cambio di statura del tempo messo a disposizione dai tuoi avi? Inizia a giocare controcorrente e raccogli subito la pedina assente in cemento armato che trovi sotto lo zerbino magico, così riuscirai ad aprire la porta della ragione. Ma se non avrai ragione il gioco si interromperà distruggendo i fogli passati che dividono te da loro. Se unisci tutti gli orologi dei corpi nel tempio potrai aumentare l'intensità della luce delle idee. Arriverai così al secondo livello e scoprirai come rimanere all'interno dei fenomeni olfattivi che precipitano dal cielo per accumulare i punti sui gigli. Ricordati di prendere al volo l'acqua sparata dalle voci esterne per colpire i ponti di gioco e porta i tuoi nemici sulle onde vorticose dei topi roteanti. Arriverai alla fine se giocherai con un fante di tre, accumulando le soglie nella vetrina scordata in partenza.
martedì 6 novembre 2012
Nonsense#81
Quest'inverno che non si decide ad orientarsi andranno molto di moda gli sbadigli linfatici come alternativa ai soliti stivali spellati. Giochi di fili annodati, di luce calante, di calore lucente e di brillantezza spagnola che regaleranno sfumature abissali dal grigio mirto al marrone nebbia, con un unico accento vegetale tipico delle calzature invernali invecchiate in botti di silicio. Saturno propone due modelli sempreverdi con i tocchi di campana resinati sui tronchi, alti tacchi che profumano l’aria di pino scamosciato. Aloe consiglia invece la neve in sciroppo da abbinare a top sfavillanti bordati di pepe per serate lente, come quelle passate in macchina da cucire con il tempo immobile dei pastrani di una volta. La moda scalata di questo inverno cercherà di portare quella quiete e quello spirito di divulgazione sintetica che spesso e sempre più volentieri viene dimenticato dagli stilisti assopiti, se non addirittura rimosso in vendita. Sarà l’inverno così della luce che fuoriesce dalle suole e dell’estro solista delle paillettes cinetiche sulle fibbie accese, meglio se in oro e mirra, ma anche delle borchie automobilistiche per chi non vuole contemplare lo spirito ortodosso; ritornano poi le spille masticate, simili agli attrezzi del futuro, per chi vuole apparire come un gabbiano in autunno. Ed ancora glitter spinti per chi si sente un po' tubetto e un po’ cucina. Un estro fatto di prelievo sobrio, senza quell’eccesso di colesterolo pieghettato, lontano dalla voglia di frenesia che ogni donna incollata cerca. E mentre scongiuriamo la prima vera e neutra nevicata di pulci, con la sciarpa stesa e il cappello antivirale, l’inverno si può preparare con una buona dose di malizia stoicamente lamentata. Quella stessa originalità che ci rende degli alti e ricercati suonatori di basso con sandali rasati a terra in stile country.
lunedì 5 novembre 2012
Nonsense#80
Lo scopo del corso di stasera è quello di spiegare a voi qui presenti il "Concetto di tendenza universale inappropriata". Bene. Il concetto di tendenza universale inappropriata, contrapposto all'opera lirica inadatta, è quello di avere una finalità a segmenti fissati su una cassaforte interiore strumentale messa a confronto con: quella determinata tendenza, quello specifico problema e quel particolare astratto. Tutti voi sanno che il problema dei tendenti all'universale risiede nel costruire da un lato il vettore ormai congedato, dall’altro il vertice di unicità come essenza fondamentale positiva con la realtà contrapposta ad una verità anatomica nascosta. È principalmente una ritrovata metà fisica, che spinge gli studiosi tendenti allo stile universalmente interpretativo verso le inevitabili ripercussioni surreali dove le riposte ai vari quesiti ritmici non possono esistere nel campo specifico della cosiddetta "pantomima agnostica" e cioè nel rapporto forza-rivoluzione. Ecco. A tal proposito... Al problema statistico di massa si risponde con dodici tipologie di soluzioni studiate laicamente: trascendenza, redenzione, indicizzazione giornaliera distorta. Le restanti nove sono da reinventare. Esistono poi alcune, come dire, entità finalizzate al trasporto puritano che solo gli universali tendenziosi possono conoscere. Le essenze naturali messe in relazione alle varie finestre sociali introspettive sono nascoste nella nostra mente e vengono poi immesse nella realtà delle parti rinate dopo un'attenta vendemmia astrale. Chiaro.
Immedesimarsi nell'atto universale presente o non praticato con forme o sostanze fortuite è spesso un prospetto che i tendenti costruiscono orizzontalmente seguendo determinate specifiche tecniche e di pensiero decadente. Se alcune correnti orientate all'assurdo negano qualsiasi funzione agli universalmente indotti ecco allora che si parla di costruttivismo empirico vagante. Questo più o meno per spiegare brevemente e con parole semplici la tendenza universale, si... ecco, c'è qualcuno in sala che vuole fare una domanda, aggiungere qualcosa? Prego, venga pure.
Immedesimarsi nell'atto universale presente o non praticato con forme o sostanze fortuite è spesso un prospetto che i tendenti costruiscono orizzontalmente seguendo determinate specifiche tecniche e di pensiero decadente. Se alcune correnti orientate all'assurdo negano qualsiasi funzione agli universalmente indotti ecco allora che si parla di costruttivismo empirico vagante. Questo più o meno per spiegare brevemente e con parole semplici la tendenza universale, si... ecco, c'è qualcuno in sala che vuole fare una domanda, aggiungere qualcosa? Prego, venga pure.
domenica 4 novembre 2012
Nonsense#79
Storia democratica per bambini finti.
C’era una volta dentro un ruvido tamburo un vecchio commerciante di bauli afrodisiaci, che saltando e rincorrendo i sacchetti di carta sui viali del tramonto, durante tutta la sua vita aveva accumulato molteplici ceste di uva impermeabili. Il povero ricco però non riusciva a vivere le sue giornate in agiatezza senza sputare i noccioli di pesche, invecchiò dunque prematuramente senza maturare sugli alberi al sole. La carta stagnola non era sufficiente al sostentamento delle donne e dei bambini non battezzati e non avendo mai nutrito il suo cavallo nel modo corretto, un giorno piovoso si rese conto della forma che il suo corpo aveva assunto. Una forma strana. E allora la licenziò; si ricordò del posto assegnatogli in aula, preparò subito la carta da parati per abbellire i marciapiedi e dopo avere studiato i proverbi medievali se ne andò per la sua strada, raggiungendo un'altra cesta di uva colorata di pesce.
Fabbricati i soldi necessari per far ridere tutti gli amici delle pesche, il commerciante cinese dimenticò tutti i martelli che lo avevano fatto soffrire, restituì il quadro rubato al museo della frutta e della verdura al medico svizzero e si decise finalmente a scongelare il freezer. Rimase così, solo, freddo e senza carta né martello. Il giovane asiatico smise di mangiare i cappelli di paglia, accettò l’invito a nozze e sposò la bella principessa piumata che vomitò da subito tutta la stoffa cucita negli anni. Il matrimonio durò sette minuti e per farle passare la nausea la attaccò alle ruote della carrozza nuziale. Ebbero un po' di figli che regalarono a tutte le zitelle del paese, come ringraziamento per il vapore inalato e buon auspicio per la crescita della cicoria. E poi vissero felici a giorni alterni, festività comprese e ponte del 2 giugno.
C’era una volta dentro un ruvido tamburo un vecchio commerciante di bauli afrodisiaci, che saltando e rincorrendo i sacchetti di carta sui viali del tramonto, durante tutta la sua vita aveva accumulato molteplici ceste di uva impermeabili. Il povero ricco però non riusciva a vivere le sue giornate in agiatezza senza sputare i noccioli di pesche, invecchiò dunque prematuramente senza maturare sugli alberi al sole. La carta stagnola non era sufficiente al sostentamento delle donne e dei bambini non battezzati e non avendo mai nutrito il suo cavallo nel modo corretto, un giorno piovoso si rese conto della forma che il suo corpo aveva assunto. Una forma strana. E allora la licenziò; si ricordò del posto assegnatogli in aula, preparò subito la carta da parati per abbellire i marciapiedi e dopo avere studiato i proverbi medievali se ne andò per la sua strada, raggiungendo un'altra cesta di uva colorata di pesce.
Fabbricati i soldi necessari per far ridere tutti gli amici delle pesche, il commerciante cinese dimenticò tutti i martelli che lo avevano fatto soffrire, restituì il quadro rubato al museo della frutta e della verdura al medico svizzero e si decise finalmente a scongelare il freezer. Rimase così, solo, freddo e senza carta né martello. Il giovane asiatico smise di mangiare i cappelli di paglia, accettò l’invito a nozze e sposò la bella principessa piumata che vomitò da subito tutta la stoffa cucita negli anni. Il matrimonio durò sette minuti e per farle passare la nausea la attaccò alle ruote della carrozza nuziale. Ebbero un po' di figli che regalarono a tutte le zitelle del paese, come ringraziamento per il vapore inalato e buon auspicio per la crescita della cicoria. E poi vissero felici a giorni alterni, festività comprese e ponte del 2 giugno.
sabato 3 novembre 2012
Nonsense#78
Buongiorno a questo tedio che si desta con fortuna, buongiorno al tuo lucchetto mentre bevi il mio caffè, buongiorno per le notti con un salto improvvisato, buongiorno alla memoria già tornata più tagliente che per la prima volta mi costringo a compiacere.
È un buongiorno silenzioso sopra un nido di due vespe, sulle scale del sospiro e sotto i ganci del mattino. Buongiorno con la voce assai crepata di una sera ipnotizzata e un buongiorno tagliuzzato di una serva ammutolita.
Buongiorno alla posta di testa dei sognatori e buongiorno alla parola di pancia dei vincitori.
Buongiorno a te che sei l'intoppo tra due ruote che volevano girare e la fine dell'inizio che doveva cominciare.
Sento un filo, taglio il miele, giro l'acqua e devasto il tuo buongiorno, una veste senza ponti che inclinerai sul mio sentiero.
È un buongiorno fatto d'aria con le gambe un po' deluse. Buongiorno alla foresta dei bottoni e buongiorno all'anello dei dottori, alle piante sotto sale e alla sala sempreverde. E se scappando dalla diga tu non prendi il mio buongiorno, ogni ora rasa al suolo è un passo indietro nel soggiorno.
Buongiorno a te e buongiorno a me, buongiorno se la fame mai placata conta i chiodi degli assenti di una festa già perduta.
È un buongiorno silenzioso sopra un nido di due vespe, sulle scale del sospiro e sotto i ganci del mattino. Buongiorno con la voce assai crepata di una sera ipnotizzata e un buongiorno tagliuzzato di una serva ammutolita.
Buongiorno alla posta di testa dei sognatori e buongiorno alla parola di pancia dei vincitori.
Buongiorno a te che sei l'intoppo tra due ruote che volevano girare e la fine dell'inizio che doveva cominciare.
Sento un filo, taglio il miele, giro l'acqua e devasto il tuo buongiorno, una veste senza ponti che inclinerai sul mio sentiero.
È un buongiorno fatto d'aria con le gambe un po' deluse. Buongiorno alla foresta dei bottoni e buongiorno all'anello dei dottori, alle piante sotto sale e alla sala sempreverde. E se scappando dalla diga tu non prendi il mio buongiorno, ogni ora rasa al suolo è un passo indietro nel soggiorno.
Buongiorno a te e buongiorno a me, buongiorno se la fame mai placata conta i chiodi degli assenti di una festa già perduta.
venerdì 2 novembre 2012
Nonsense#77
Una volta mia zia si è trasferita in Indaco perché aveva trovato un orecchino d'oro e lo aveva lasciato all'interno della cassetta postale dell'ufficio informazioni satellitari, nel paese dove viveva con un suo cugino magenta mai incontrato. Un giorno suo marito invertì i colori dell'indirizzo destinato all'inquilino Carminio, il quale sarebbe arrivato di lì a poco a disinfestare la casa di legno. Io già sapevo che il nuovo arrivato era un tizio un po' frustrato, un tipo a pois, forse a causa della fontana chiusa per il freddo, ma mia zia che è architetto non lo sapeva; a marzo però lo scoprì nelle vicinanze verdi. La nuova abitazione di mia zia aveva un significato sottinteso: non era mai stata progettata dal padre di Cadmio, che tra l'altro è anche il mio colore, ed era finta per metà. Mio zio dopo aver invertito il numero civico non riuscì più ad entrare con la sua grossa auto nera, pertanto per un paio di mesi bianchi si sentì trascurato soprattutto in presenza del nuovo inquilino, lasciando carriera e tutte le cerniere verde militare aperte. Io non posso più rimanere in contatto con loro solo tramite le lenti, spero che arriveranno a scoprire tutto l'affitto ad una distanza ravvicinata di almeno due anni.
La zia a quel punto deciderà di mettere spazzole e spazzolini nell'anticamera togliendo tutta la saturazione e aumentando il contrasto, mentre zio si porterà a casa un nuovo animale acquatico. Spero azzurro. Non dovrebbero avere nostalgia della tartaruga nonostante uno dei due dovrà cedere alle pressioni arteriose del nuovo inquilino. Per ora rimane tutto così com'è; trasparente. L'agenzia non pretende nemmeno la ristrutturazione cobalto, né tantomeno si aspetta percentuali dannose e fluorescenti.
La zia a quel punto deciderà di mettere spazzole e spazzolini nell'anticamera togliendo tutta la saturazione e aumentando il contrasto, mentre zio si porterà a casa un nuovo animale acquatico. Spero azzurro. Non dovrebbero avere nostalgia della tartaruga nonostante uno dei due dovrà cedere alle pressioni arteriose del nuovo inquilino. Per ora rimane tutto così com'è; trasparente. L'agenzia non pretende nemmeno la ristrutturazione cobalto, né tantomeno si aspetta percentuali dannose e fluorescenti.
giovedì 1 novembre 2012
Nonsense#76
E fu dentro il nodo di quel fiume sconosciuto a te noto che scorreva scuro scuro sotto le pieghe del cuscino e si annodava tra la sabbia del letto finito, che noi ci perdemmo dentro un patto dal formato insolito, chiuso come una buca scavata sopra il vento azzurro delle confezioni ecologiche, arrivando a falsificare i nostri denti contro il muro.
Ma tu fai sul serio o salti?
L'atterraggio è arrivato un po' per caso e un po' per fischio, tra le guance di ceramica arricciata e le smorfie legate alle dita, e noi costruimmo svelti uno schiocco recintato. Per non farlo scappare dal consumo smisurato della gente maleducata.
Con l'intento di sfidare chi non lo sapeva ancora. E mai lo getterà via. E' troppo facile per essere fermo o è troppo finto per essere lontano? Io sento vicina l'aria lineare che catturo e tu? La sento con il naso e la respiro dalle orecchie. E tu? La sai scrivere? La stessa mia? Io sì. E tu?
E come fai a starmi? E tu?
Ma che cos'ha la pelle di diverso rispetto al cane? E tu?
E un solo battito di cuore commentato a comando cosa provoca rispetto al sonno soffiato di un gatto? E tu?
E dopo aver riempito il cielo di pennarelli raccolti nei campi più semplici e dopo aver risolto ogni briciola di pane sul fianco e dopo aver aggiunto quattro nuovi gusti riuscirai ad accorgerti di come si diventa destinatari felici? E tu? O è solo una bustina di the?
Una sorpresa al minuto e un gradino fatto di temperature regolari. E tu?
Commerciammo i fenomeni più leciti e ci somministrammo quelli più illeciti. Ricordo che ad un certo punto pensai: e tu? Un mendicante effervescente ci regalò un'indicazione salutista sui respiri pari. La seguimmo e ci saltammo dentro. Come un'esistenza morbida distribuita e distillata in primavera. Un po' balsamica e un po' a stento. E tu?
Ma tu fai sul serio o salti?
L'atterraggio è arrivato un po' per caso e un po' per fischio, tra le guance di ceramica arricciata e le smorfie legate alle dita, e noi costruimmo svelti uno schiocco recintato. Per non farlo scappare dal consumo smisurato della gente maleducata.
Con l'intento di sfidare chi non lo sapeva ancora. E mai lo getterà via. E' troppo facile per essere fermo o è troppo finto per essere lontano? Io sento vicina l'aria lineare che catturo e tu? La sento con il naso e la respiro dalle orecchie. E tu? La sai scrivere? La stessa mia? Io sì. E tu?
E come fai a starmi? E tu?
Ma che cos'ha la pelle di diverso rispetto al cane? E tu?
E un solo battito di cuore commentato a comando cosa provoca rispetto al sonno soffiato di un gatto? E tu?
E dopo aver riempito il cielo di pennarelli raccolti nei campi più semplici e dopo aver risolto ogni briciola di pane sul fianco e dopo aver aggiunto quattro nuovi gusti riuscirai ad accorgerti di come si diventa destinatari felici? E tu? O è solo una bustina di the?
Una sorpresa al minuto e un gradino fatto di temperature regolari. E tu?
Commerciammo i fenomeni più leciti e ci somministrammo quelli più illeciti. Ricordo che ad un certo punto pensai: e tu? Un mendicante effervescente ci regalò un'indicazione salutista sui respiri pari. La seguimmo e ci saltammo dentro. Come un'esistenza morbida distribuita e distillata in primavera. Un po' balsamica e un po' a stento. E tu?
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