Domanda: Secondo voi faccio male a nutrirmi spesso di azione costante?
Risposta: No, se per spesso intendi almeno 2 cm.
mercoledì 10 aprile 2013
martedì 9 aprile 2013
Nonsense#235
Ostriche e spille da balia: ecco il connubio perfetto per riparare il vortice rotto della routine quotidiana, quando viene impostata su off per errore. Un'ostrica asciutta e una spilla da balia incollata ad un'altra: immergerle insieme nella pazienza più precaria, accendere la luce e sperare che la giornata finisca meglio della mattina di stamattina di pioggia salata con il sale di ieri.
lunedì 8 aprile 2013
Nonsense#234
Quest'oggi ho apparecchiato per due persone a me care, un intenso monologo senza scopo di lucro, intervallato da sporadiche risposte sull'infinita e particolareggiata tematica della gustosa memoria a senso unico e irripetibile. E cioè l'esistenza, la scomparsa, l'infinito, il giudizio nella storia, l'amore e la morte stessa, messe a confronto con il viso di chi ci sta, o stava, di fronte. Sostituire a tavola l'intenso con il poetico e il filosofico senza respiro di parola, risveglia in un essere umano ancora in possesso della propria capacità universale, l'immagine dello sbadiglio eterno che follemente si insinua in faccia al companatico scelto e destinato al monologo. E' scientifico, seppur poco ostentato. Va da sè che se apparecchiamo senza dimenticare il concetto più appariscente che è (a detta di chi lo conosce) la parte migliore del momento comune, non potremo mai più lamentarci dei silenzi all'interno del monologo. Da maneggiare con cura, la storia della bomba e dell'amore si ripropone sempre sulle tavole imbandite di memorie contestuali poco appetibili e, soprattutto, senza quel lieto fine drammaticamente ingombrante.
domenica 7 aprile 2013
Nonsense#233
In una notte di lago, lungo la strada gialla dove sgorgavano piccoli sassi sepolti vivi, camminava leggero nell'aria un fantasma diverso, con un nome speciale senza R: un bambino di dieci anni o forse sei, tu, che si era lentamente riconosciuto nell'acqua fredda e non riusciva a cancellare i passi scritti con la terra passata al setaccio, sulla strada di casa; quella strada che non c'era più da quando il padre tornò, dopo anni di tentativi. Decise così di andare a parlare con l'albero più basso trovato nel pomeriggio su di una fune tesa e poco disponibile, addormentato sul fondale del lago, per chiedere che cosa ci fosse dentro quei sassi parlanti sotterrati; entrò così nel tronco a braccia tese, per non sentire il dolore ai piedi, e vide tutte le persone passate di lì (prima stampando tutti gli occhi dipinti sui muri) mangiare corteccia cerebrale e siero della verità. Senza la R non aveva paura, però decise di trascorrere la notte per tutto il giorno; vide poi una vecchia piangere e ricoprirsi di impronte sonore molto inquietanti, vicino ad un angolo del ramo maggiore e decise quindi di dormirci sopra, accendendo la fantasia per sognare la sua casa, verso mezzanotte. Udì un rumore stanco, si svegliò spento a sinistra ma acceso a destra e decise di andare a salire le onde del lago, agitato. Con la bocca piena di saliva che gli scendeva lungo la spina dorsale bianca e scurissima, il bambino senza R e senza età aveva una paura su due, ma non poteva sentirsi impaurito perché le scale correvano in direzione contraria alla sua. Senza urlare cominciò ad urlare tanto quanto il suo papà, che aveva perso la voce su un divano a lui familiare un pomeriggio di Febbraio e che era arrivato in ritardo per non vedere cosa fosse successo. Ma senza R non riusciva più a camminare, allora, esausto, si trasformò in una sensazione mai vista, riprese il tronco in spalla e se ne andò via.
sabato 6 aprile 2013
Nonsense#232
Sembra di fissare le difficoltà di una saponetta, chiusa in un bagno con tutti i rubinetti appesi alla finestra. Oppure di incontrare te, chiuso in una saponetta appesa alla mia testa, che salti dalla finestra per scappare dal bagno di una casa senza rubinetti; quella casa che non ho ancora visitato e mai visiterò, per la paura di sciogliere quelle difficoltà in una schiuma che troverei all'interno della vasca, piena di libri e senza parole. Rossa.
venerdì 5 aprile 2013
Nonsense#231
È inutile che lo nasconda dietro ai miei begli occhi neri! Se ad oggi non mi manca niente, probabilmente significa che ho già avuto tutto ciò che desideravo ad alta voce pensando alle mie gambe bianche; quel poco, si intende, che arriva distorto sui denti di ferro, nel modo meno adeguato in assoluto, con le condizioni astrologiche simili non certo alla mia, bensì alla sua visione della mia realtà, sottratta alla sua, passata per di qua almeno vent'anni fa e tornata ad allontanarsi frettolosamente per paura di scappare dalla via di casa. Codardo più un codardo, non ve lo lascerò fare! Non dipende da me, dimmi perché!?!
giovedì 4 aprile 2013
Nonsense#230
Alla guida di un occhio blu e di un pennarello nero, lo zio Canji se ne andava tranquillo e rilassato, come una formica in testa ad un cavallo, verso il compimento del ventesimo giorno di vicinanza, tralasciando tutti quei piccoli fastidi allucinogeni stemperati con della neve primaverile, e abbandonando dietro di sé il bosco delle camicie. Io non potevo più pensare ai gesti positivi segnati sul calendario, tenevo solo ben salda la catena dell'iniquità e collocavo la mia situazione esistenziale in cima ad un cipresso macchiato, pertanto vivevo il colpo basso pensando che l'appartenenza era molto più districata rispetto ai nodi del pettine usato quella stessa mattina, poco dopo essersi svegliati distanti, sul sentiero che porta alla piccola fantasia. "Come è successo?" Domandò lui aprendosi un verso con la mano destra. "Beh, non è poi così trascendentale... La risonanza dei corpi senza febbre ricopre l'intera città, quando non ci sei." Zio Can, così lei lo chiamava, aveva sperperato in men che non si dica tutta una serie di fantasie apocalittiche che, a pensarci bene, avrebbero potuto risolvere, oltre ai problemi dei dolori misantropi, anche il suo problema alle corde vocali leggere e quello della dispersione uditiva, che giungeva sempre come un fulmine in differita. Lei prese così una chitarra rotta, una giacca sgualcita, un ventilatore ad acqua e ricostruì in fretta tutto ciò che non aveva mai funzionato tra di loro, come se fosse stata viva all'interno di una puntata di una serie tv pronta alla scadenza, ricordando di tanto in tanto all'amato Zio Can, che nulla sarebbe nato con la facilità sperata e che i raggi X utilizzati per sorridere alla gente sarebbero potuti tornare a vincere la partita solo con una volontà pari a 30+48, somma che determinava una fonte inesauribile di esaurimenti poco tollerati: una ricetta contorta e attenta per la creazione dei baci più lunghi che, entrambi, non si erano mai dati con le mani vuote e i piedi incollati a tutto il corpo. Un desiderio di cosce e stomaco che li trasportava sui binari di lana, partendo da un unico presupposto: quale.
mercoledì 3 aprile 2013
Nonsense#229
La paura latente è la sensazione di sentire una voce chiusa che proviene da una sala d'attesa di un campo arato senza essere mai stato seminato; per lettori in cerca di inquietudine, per chiromanti romantici e assopiti, per i rapporti a denti stretti, per tutte quelle persone che rompono una cornice per aprirsi alla vita attraverso una stormo di ballerini in una colonia di acqua, la paura può fare ciò che non ha mai fatto il futuro, passato prematuramente veloce. La forma di tutto ciò è dunque un archivio della memoria da noi non riconosciuta, ed è per questo che con la paura si compara l’esperienza corrente, con quanto abbiamo scelto come alternativa alla verità: quando la situazione di un presente vecchio e quella di un passato che ancora deve nascere, hanno prodotto un elemento fossilizzato nel tronco, simile alla paura, noi riusciamo ad identificarlo come una delizia di passi, costruendo così la camminata verso la tranquillità meno scongiurata. Il comandamento timoroso è l'ordine di reagire ad una parentesi aperta secondo i canoni classici, senza paragonarli ad episodi simili, con la capacità, la reattività e i disfacimenti mentali appresi e fissati in testa, dopo aver risposto a domande nate con la successione di almeno un paio di eventi analoghi.
martedì 2 aprile 2013
Nonsense#228
Con cosa fa rima la tua prima colazione, per non dire la seconda? Trucco, nobiltà, concretezza. Sono questi i genuini valori per ipotizzare un sano indizio di giornata, per chi pensa che una colazione emancipata sia un ottimo controllo su una sedentarietà astratta e mirata alla funzionalità dei bar. Perché inzuppare un frollino in una tazza di latte caldo non è mai come inzupparlo in un bicchiere di latte freddo, è piuttosto un gesto artistico per chi non sa ancora allontanare lo stress da passaporto. Oltretutto posso garantire al profumo dell'arancia che, secondo uno studio pubblicato sulla rivista e riletta, consumare una colazione dall’elevato contenuto asciutto, se non addirittura sintetico, può aiutare a contemplare meglio la tendenza a ridere dei troppi spuntini poco motivati nel corso della giornata e può aiutare a diminuire anche la voglia di giochi garantiti a cena, anche perché la cena non dovrebbe mai comportare un’assunzione tipica troppo abbondante, o troppo triste, poiché non c’è il tempo nell'aria per smaltire i rifiuti di un labirinto calorico.
lunedì 1 aprile 2013
Nonsense#227
Consiglio del giorno di Pasquetta.
Se dai un involucro a mano a qualcuno, ricordati che questo non lo getterà mai via a mano libera. Questa è la pura verità, al 15%vol. in 33cl di metalli fusi, a mano. Sugli scogli. Sulle dune. Con Anna.
Ma...
Anna chi?
Se dai un involucro a mano a qualcuno, ricordati che questo non lo getterà mai via a mano libera. Questa è la pura verità, al 15%vol. in 33cl di metalli fusi, a mano. Sugli scogli. Sulle dune. Con Anna.
Ma...
Anna chi?
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