mercoledì 31 ottobre 2012

Nonsense#75

Si sta come l'alunno sui cachi le lenticchie.
L'alunno Paolino decide durante la lezione di poesia pianificata di:
Andar in duello armato, cantar funziona.
Senza accorgersi che:
Ed è subito pera.
Oltretutto senza consenso della maestra:
M'ingurgita l'assenzio.

 

martedì 30 ottobre 2012

Nonsense#74

Credo di essere diventata un'arancia. Sarà l'inverno. O forse il ponte del 7 aprile. Ci sono passata ieri pomeriggio per riuscire ad arrampicarmi dietro la città e, ammetto, mi è piaciuto. Purtroppo. E dico purtroppo in quanto non poco. E dico non poco in quanto cosciente. Ho stanato un paio di volte, entrambe nascoste benissimo, ho incontrato addirittura quel tizio che suona i campanelli originali e gli ho raccontato della rancia. I nomi erano parecchi e gli ho detto che tutti quanti hanno voluto mangiare per terzi. Così lui si è stufato ed è andato a correre. Conto terzi. Che assurdità. Sarà l'inverno anche per lui. Già. Ne conto tre quest'anno. Se poi dovessi mettermi a contare anche tutti i petali che spariscono di giorno con l'aiuto dei violini, l'inverno non arriverebbe più. Se ne infischierebbe anche lui del rumore che fanno le goccioline mentre si spostano da una mano all'altra. Come faccio io del resto. Del resto non me ne importa nulla, mi importa del costume che non tiene mai troppo caldo. L'arancia ormai è definitiva. Ho deciso. Non posso più nasconderla dentro ai cestini del pane. Non è il suo posto, non cercate di convincermi. Abbiamo già vinto la guerra dei marinai una volta; non può costantemente ripetersi questa storia, come se fosse una partita di ping pong ma giocata con le arance durante i pasti principali. Con quel movimento poi che ti da la nausea. Che fatica. Se loro non arrivano a domani non importa, il teatro ha imparato ad attendere e le tende non sanno recitare nemmeno nei weekend. La rancia non è poi così male. Vedrete che ce ne sarà per tutti. Abbastanza o al massimo nove.

lunedì 29 ottobre 2012

Nonsense#73


"Caro, non ti crucciare. Vuoi la coca cola dove si può ciò che si vuole, basta chiedere."
Questa frase l'ha bisbigliata poco fa una straniera mentre guidava una frase sinistra, apparentemente pallida in corpo, forse per quietare i due spiriti barcollanti che stavano rumorosamente protestando al passaggio di tre viti arrugginite, le quali si ruotavano contro le grandi biro nere, ferme sui marciapiedi. Le stesse biro che a turno spogliano le persone viventi e non delle loro vesti più ricorrenti e alternative. La coca cola bevuta dai tre clown della settima traversa si è poco dopo ripresentata nel sottopassaggio della stazione e, tra l'altro, le ha indicato la strada e ha offerto forme anche a chi di gasato non ha proprio nulla.
L'espressione effettivamente è difficile da comprendere se le cose stanno così e poi cola giù nel fiume irradiando anche gli stomaci piu forti. Ammettendo pure quelli con l'acca. Probabilmente quella straniera non conosce le ombre proprie nè quelle altrui, il suo inferno le proibisce per due volte la settimana di compiere sbagli, salti in alto e compleanni. Poverina! Le va di traverso il verso. Questo verso più un altro ancora da scoprire, fanno già due. Uno degli effetti che si intonano di più alla bibita marmorea è la combinazione di velocità e lana infeltrita, solo che probabilmente la straniera si è zittita troppo presto e non ha lasciato spazio sufficiente ai mattoni caduti di lato.

domenica 28 ottobre 2012

Nonsense#72

Inizierò a disegnare da bambina, come un grande riflesso pomeridiano rosso incontrato durante una lunghissima giornata iniziata con il blu e terminata in giallo e farò un solo pasto di giudizi collettivi precari; inciamperò in due cadute, ti parlerò indecisa, guiderò su postazioni di conoscenza privilegiate decidendo da seduta se ridere o piangere sotto i cuscini dei pittori impressionisti meno noti. Inventerò. Sentirò. Ti chiamerò come fa il fumo rifiutato e farò pace con il corridoio che, ne sono certa, porterà alla nascita di impronte nuove, biscotti doppi e concerti di latte, i quali già un tempo furono scenari di tratti somatici immaginati dal vivo e disegnati a distanza. L'ispirazione verrà dallo scisma tra il mondo dei suoni e quello dei sintomi in contrasto con la pelle sensibile aumentata negli anni delle raffigurazioni vivaci. Una rottura tra le mine nere appuntite non esplose e le vecchie pagine di giornali muti, poi utilizzerò nuove tecniche di esplorazione secondaria dettate da disegni manifestati su manifesti disegnati. Questo susciterà in me fuochi espansi e interessi notevoli per le innovazioni attorno che prontamente cercherò di incidere nella coda dei serpenti circolari. Raggiungerò il tipico percorso senza semi, coltiverò ramoscelli allegri mentre gli altri saranno bambini e mi dimenticherò di allontanare l'equilibrio terapeutico, ammettendo di essere consapevole.

sabato 27 ottobre 2012

Nonsense#71

Camminata indotta.
Cambio rotta.
Assenza tessile.
Sonno e infestazione.
Aspirazione giovane.
Domande ripetute.
Visioni multiple.
Rischio di dipendenza.
Altre specie.
Aumentare il passo.
Induzione al calore.
Preliminari.
Risveglio rincorso.
Test reale.
Test immaginario.
Autosuggestione.
Lucidità aritmetica.
Rebus di vista.
Mossa.
Contare.
Metodo del suono suggestivo.
Incubazione aggiustata.
Catena di immagini rotte.
Viaggio aggiuntivo.
Alimentazione ornamentale.
Andatura alternata.
Falsi risvegli.
Deficit.
Recuperare gli obbiettivi.
Assecondare la meta.
Veglia.
Libertà di direzione programmata e non.
Decisione.
Fine.

venerdì 26 ottobre 2012

Nonsense#70

Se sarai scelto troverai un fiume di numeri e scioglierai nell'acqua una valigia di intenzioni trovate nell'aria emanata dai candelabri orizzontali.
Vorrai distinguere quello che al legno serve per farsi adulto da ció che serve a chi inciderà sui vetri rotti il proprio mal di testa.
Correrai svelto attorno al buio più economico e non ti preoccuperai se la risata di chi aggiusterà la tua bicicletta sarà liquida e poco luminosa.
Terrai accesi i totem impilati nel traffico e canterai frasi di cenere nascoste in una scultura di platino messa all'asta nel 1982.
Quando sarà dolore estrarrai acqua.
Quando sarà fortuna troverai l'ego della bilancia.
Ti ricorderai di tutte le strettissime parole recitate dall'interno della scrivania dove ti cucivano i punti di domanda.
Vorrai congelare le ragnatele prese in affitto nel sottotetto e ti impecerai come un maestro senza prove contrarie.
Ciò che si rianima è la lama che urterà il volto dell'intuito abbottonato mentre ciò che muore non ti disferà mai più i capelli.
Non soffrirai per le necessità poco allineate ma ti ricorderai dei giochi di prestigio nascosti sotto al tappeto.
Avevi otto anni e venti secoli e non potevi controllare quell'unica onda inossidabile che, se ti sceglieranno, metterai in esposizione su dieci vecchi grammofoni arrugginiti.

giovedì 25 ottobre 2012

Nonsense#69

L'astromeccanica decongestionata è quella disciplina che studia tutte le semi-distorsioni comportamentali degli ingranaggi minimi soggetti a calo scontato. Il cambiamento repentino e specifico subìto dalla specie meccanica astrale dimostra infatti come una cabina di sicurezza sottoposta a sfarzo e lussuria non può produrre scorie terrestri pari al suo peso specifico o, nello specifico, pari al suo peso. Non prevede la metamorfosi sibillina di reattori generali di tipo H2f9 come invece avviene nell'applicazione delle leggi della biospazialità elitaria. Ci sono fondamentalmente due differenze sostanziali: una è la casualità, l'altra è la proprietà amministrativa figurata. Se la casualità viene associata alla massa prodotta non si può parlare di decongestione totale, viceversa se l'alambicco utilizzato durante il servizio di leva maggiore è preriscaldato, ciò determina la formazione di gas comuni. Un'ulteriore prova a confermare quanto deliberato dai trattamenti ruvidi è la vista: migliora con la messa in onda di esperimenti subordinati al caso. Molte sono le teorie sull'applicazione sia passiva che attiva di questa disciplina, ma nessuno dei più noti rappresentanti corporativi ha mai eliminato totalmente il dubbio teorizzato su una rapida risoluzione di esempi pratici, giunta ormai al culmine della sopravvivenza.

mercoledì 24 ottobre 2012

Nonsense#68

Chiunque dica che i giardini pubblici sono piatti, mente. Non sopporto tutte queste lamentele relative ad un discorso archiviato già nel decennio scorso, durante l'ultimo comizio dedicato alla menta. Chi ancora oggi dice menta, mente. Giardino pubblico non è mai stato menta e mai lo sarà. Sono due cose ben distinte. È come se un amante del pompelmo lo accostasse automaticamente agli uffici postali. A parte che non possono entrare ma il discorso è diverso; l'insoddisfazione personale non può tramutarsi in binomi e metafore comuni per uomini ottusi, non è poi così difficile da comprendere. L'equazione in questo caso sta nel risolvere il contrasto tra il fattore bianco e quello in quadricromia. Salire le scale dei giardini pubblici, per esempio, non risolve i propri problemi di impossibilità mentale e resistenza al pubblico esercizio. Un esercizio è quello di masticare menta, un altro quello di mentire masticando la buccia del pompelmo. Sono convinta che se questo fosse messo in pratica più spesso di quanto sostenga l'assistente dell'assessore, sulle assi di pino dei giardini pubblici non rimarrebbe nemmeno una briciola. Sfido poi qualcuno a nascondere ancora l'evidentissima sottile linea tratteggiata. Sperando di essere stata esaustiva e psicologicamente remunerativa con questo breve trattato con i guanti, rimango a disposizione per sopralluoghi a livelli alternati ma soprattutto sopra.

martedì 23 ottobre 2012

Nonsense#67

La mia casa sarà elicoidale. Già me la immagino. Avrà una leggera entrata e una robusta uscita. In mezzo quattro stanze, separate da strisce di fili d'erba mangiucchiati dai gatti. Avrò dei gatti. Di tutte le età, di tutte le razze e di tutte le code, senza distinzione di età, di razza o di coda. La prima stanza sarà color blu spartano, la seconda stanza sarà color blu spartano, la terza sarà blu spartano e la quarta non avrà nessun colore perché altrimenti poi ci si perde. Sarà vuota, senza stanze. Tipo una stanza vuota. Il colore della quarta stanza devo ancora deciderlo. Poi avrà un soffitto di cipolle. Un pavimento sotterraneo comodo e apribile, le finestre al contrario per far entrare meglio la luce che accenderò appositamente nel giardino durante le passeggiate domenicali. Sì perché avrà un giardino! Enorme, quasi quanto un fritto misto. Non potrà mai bruciarsi, nemmeno con i fiori all'occhiello, perché metterò una copertura sotto, irriconoscibile. Nelle stanze, molto spartane, non ci sarà nulla di spartano se non il colore. E i piatti. E le cornici, asimmetriche. La cucina si autoricaricherà con la più moderna tecnologia basata sulle armonie dell'aria. Non avrò più bisogno del bagno perché il bagno, nella mia casa, si genererà all'istante. La mattina avrò il caffè per bere, la sera la coperta per dormire. Un cane già c'è, è già là. Probabilmente metterò anche un pozzo diagonale, torna utile d'estate quando qualcuno verrà a trovarmi. Sempre che mi trovi, perché il pozzo diagonale sarà in un punto strategico. Giochi senza frontiere con i gatti appesi agli alberi, damigelle di frutta sulla porta e sonnambuli che tagliano l'erba. Questa sarà la mia casa.

lunedì 22 ottobre 2012

Nonsense#66

A volte, specialmente dal lunedì alla domenica, vorrei essere un'antilope. Tutte le antilopi settimanali che piacciono a me hanno una vista straordinariamente comprensiva e altamente silenziosa, con grandi occhi multipli che permettono loro di muoversi a proprio agio su un arco e dormire su un altro. A mano a mano che si spostano parallelamente al giorno, amano amarsi e cibarsi sulle sponde e percepiscono i movimenti monosillabici anche a 300 chilometri di distanza ma non se la prendono perché sono più scaltre di un dittongo doppio; la lasciano volentieri al prossimo turno. E' un fortunato animale dal pensiero cosiddetto "sottoterrafuoriarea" sempre in movimento, comunica il suo talento ingegnoso e aromatico agli altri senza bisogno di parlare o cambiare zona, ma si isola sull'isola inaspettatamente, quando tutti lo stanno aspettando. Apre le porte, a volte fugge, poi le chiude. Magari dopo quattro anni. Il maschio è bello. La femmina di più. Il maschio è veloce. La femmina di più. Hanno entrambi un'intelligenza costante e direttamente proporzionale al manto. Anzi, la femmina di più. Durante la stagione dell'accoppiamento si accoppia. Durante quella dello sdoppiamento si sdoppia e durante la stagione calda si scalda al sole. Non procrea, crea. L'antilope più conosciuta è fatta a tre strati di caffè: il primo la protegge da qualcuno poco raccomandabile/ato, il secondo dal ricordo più nero, il terzo dal futuro in caso di emergenza. Ma in assenza di uno dei tre è perfettamente in grado di proteggersi da sola senza prefazione, trovando l'ispirazione ribelle attraverso la semina di carta e zuccheri nobili. Non le serve molta aria, preferisce il fianco sinistro se affiancato dal destro. Antilope in dialetto viaggiatico significa proprio questo. Ecco perché credo che lo diventerò.