domenica 31 marzo 2013

Nonsense#226

"...Ma ad ogni parola lei si arrampicava sempre più in cima al suo linguaggio fortuito, finché lui ritornò a rallentare i suoi giochi prodigiosi, e soltanto l'albero morto che gli dormiva accanto continuò a credere in un capitolo che ormai scompariva dietro la morale, cercando di ricomporre ciò che era spinoso, contorto e sudato, come una collana di perle effervescenti messa al collo di un misterioso animale, allontanandosi, stanco e senza costanza di vocali, per confrontare la voce dei campi ghiacciati con quella caduta dentro alla sua testa, letta, riletta e poi, subito dopo, scomparsa tra l'erba più acerba..."

sabato 30 marzo 2013

Nonsense#225

Allietare un pomeriggio piovoso, iniziato e assemblato al parco, non è cosa semplice; soprattutto se è in quattro quarti. Quando trovi la scorciatoia per trascorrerlo da seduta, ecco che qualcuno rovina il tuo piano cottura, sul quale l'avevi appoggiato per far fiorire meglio le mandorle (portate apposta per l'occasione). Non è una lamentela, la mia, è solo una riflessione spontanea su come gli occhi riescano a percepire il movimento assurdo delle ore pomeridiane. Ad esempio, ieri sera, secondo me ci voleva proprio! E chi sarebbe riuscito, altrimenti, ad affrontare le 16:07 di oggi? Io no, soprattutto se si tratta di passare uno strato di tempo con te, che molleggi le parole da uno stato ad un altro, in solo due chilometri. Non è il sostentamento di una follia, è pura e semplice infiltrazione genetica e passeggera di sentimenti immortalati per far passare il tempo, nell'attesa di un fianco migliore e di una bocca possibilmente più altruista e sensibile all'acqua. Perché di pioggia, adesso, non se ne può davvero più. I pomeriggi piovosi non interrompono il viaggio, però inducono il conducente a tagliare i rami trovati dietro l'angolo, e non importa che l'altro sia d'accordo o meno, perché tanto la vittoria si alza indipendentemente dal meteo, arriva a me e mi porta verso un'altra direzione, ben presto.

venerdì 29 marzo 2013

Nonsense#224

Vedo Lambretta a Lambrate, solo a Pasqua. Contattare l'utente se momentaneamente fuori servizio. Prezzo esclusivo, escluso passaggio in divieto di sosta, esclusivamente a carico dell'acquirente. Come nuova. Come prima. Solo automuniti e interessati.

giovedì 28 marzo 2013

Nonsense#223

Volevo rassicurarti scrivendotelo qui. Che assicurarsi l'entrata di oggi non sarà un'impresa approssimativa. Basterà spruzzare un tot nell'aria e tutto andrà liscio come il pepe. O come l'incenso. È questo che volevo sentirmi dire da te, scrivendotelo qui, perché vedo con i miei occhi storti che la voce arriva solo dove la vuoi fare arrivare tu. Ti ringrazio. Sentite condoglianze. Prego. A più tardi.

mercoledì 27 marzo 2013

Nonsense#222

Disco in circolo, diavolo passeggero. Chi l'ha detto per ultimo? Chi l'ha mai sentito? Parlerei per ore ed ore, salendo sui fiori di primavera, come le margherite, come il vento, come tutto, come la pazzia, parlerei minuti e minuti dei falsi proverbi pop che, al loro interno, nascondono un significato quasi sempre incrociato. "La diagnosi degli arrangiamenti non fa pensare alle favole costruite sui corpi". Anche questo è molto rappresentativo della nostra società, di noi che scambiamo il giorno con la sera, costruendo l'America come fosse una strada di bambole rotte a metà. Bussiamo a tutte le porte più basse e non ci accorgiamo nemmeno che la luce di una finestra qualsiasi sfama di più dell'impronta di un cane in acqua. È così. Non ci credete? Rileggete i personaggi storici e inventatevi forme nuove di proverbi al microscopio, arriverete ad usare una nuova parola, ossia "deturnazione" e io verrò a comunicarvi, furbamente, che invece si usa il "deturnamento". Ve lo scrivo su tutti i manifesti della città, con pitture a quadri e rimasticamenti vari di traiettorie proverbiali, scriverò di ammutinamenti ufficiosi di significati ufficiali, nei confronti dei vocaboli di ultima generazione.

martedì 26 marzo 2013

Nonsense#221

Ho una passione sfrenata per gli scalini a velo. Che io mi ricordi, da sempre, sempre che la memoria non mi inganni, calcolando che da sempre lo fa. Percorrerli in alto e in basso, a destra e a sinistra e diagonalmente, solo la domenica, mi da una gioia frizzante e polverizzata allo stesso tempo. Se mi sveglio la mattina e trovo il sole davanti, al civico 83, salgo tutti gli scalini a velo della giornata; se la pioggia giunge in bicicletta almeno un'ora prima del mio risveglio, scendo invece giù per le scale, a pezzetti. Non importa come procederà la giornata, ciò che si conta è la somma degli scalini a velo, partendo dal primo che è sempre il numero 3, arrivando all'ultimo che, generalmente, é un numero pari e inferiore agli altri. Il risultato molto spesso determina il risultato stesso. Ogni tanto vedo qualche vicino di casa consumare le scarpe sui miei scalini a velo, cosa posso farci? Un taglio di capelli nuovo? Uno strappo ai jeans? Tanto poi va a finire sempre in parità. Quindi lascio stare le incomprensioni a distanza ravvicinata con il terzo tizio, c'è sempre bisogno di un po' di sana introversione positiva e altruista. Altrimenti il rischio è che vengano meno i miei adorati scalini a velo, che vengano adorati meno da chissà chi. Soprattutto però, io stessa rischio in prima persona di ritrovarmi per strada, e in seconda persona tu rischi di essere al centro della rotonda con il vecchio che abita di fronte, che ti rincorre per chiedere a me di chi sono quei benedetti melograni.

lunedì 25 marzo 2013

Nonsense#220

Lanciare un urlo a dispetto del proprio datore di lavoro solitamente serve a farsi licenziare dopo l'immediata assunzione, avvenuta almeno un'ora dopo i pasti principali (per chi lavora dalle 12:00 alle 15:00). Ed è quello che penso di fare: salirò al quarto piano del palazzo buono e getterò a terra un urlo di almeno mille decibel, così mi tolgo il pensiero e lo lascio a casa per i prossimi mesi. Sperando rimanga intatto, perché mi conosco e so già che mi servirà per altre occasioni, più o meno redditizie. Un urlo mi aiuta sempre quando non riesco ad addentrarmi comodamente in quello che, oggigiorno, i baristi chiamano "obiezione in onore del cappuccino richiesto". Probabilmente non capirete la mia presa di posizione, anche perché non potete vederla, al massimo leggerla. Ma chi ha mai detto che ve la svelerò? La posizione per lanciare l'urlo che determinerà il mio futuro imminente è personale e non posso spiegarvela, altrimenti il problema della disoccupazione rimane troppo pesante da digerire, per sole tre ore di lavoro giornaliere.

domenica 24 marzo 2013

Nonsense#219

Inaugura oggi Lo Stile Ostile, il nuovo studio di tatuaggi in tre dimensioni: una piccola, una media e una enorme. Qualsiasi sia l'esigenza della vostra pelle non esitate a stare distanti almeno dieci metri da quel negozio, dove ogni vostra richiesta sarà un debito. Il titolare, un ragazzino di settant'anni, è considerato uno dei maggiori disegnatori indipendenti di cosmetici anallergici (specifici per la pelle trattata con i guanti), con la più grande avversione per i tatuaggi olimpici. Seleziona lui stesso i clienti da sottoporre al test dei colori in penna e non eccede particolarmente nei prezzi, moderni e innovativi, su superfici ruvide. Figlio di un pittore miliardario e nipote di uno poverissimo, ha avviato la sua carriera tra Milano e l'altra parte del mondo quando ancora non esisteva, facendo esplodere la sua ostilità al disegno permanente e la sua avversione per gli uccelli colorati. Contemporaneamente. Oggi.

sabato 23 marzo 2013

Nonsense#218

Razzadicane

Razzadicane che esci di casa per fiutare sui muri se è una ragazza sveglia la strada, razzadicane che mastichi l'acqua e ti consumi a distanza, tu vivi da solo sotto il tuo letto, seduto sul gradino attendi il motore, non mangi non parli e non fai con me. Butti lo sguardo a destra e a sinistra e aspetti le quattro per fare una festa. Razzadicane reagisci d'istinto a quell'uomo che ha vinto, gli pesti un po' piedi che brami da tempo e
rincorri i pensieri, la terra e l'asfalto. Ti consumi le unghie, i denti e i giornali, senti il profumo di carne in offerta, leggi di un pazzo che al bancone di un bar chiede un bicchiere e un paio di ali.

MA. CHE RAZZA. DI. CANE È. QUESTO?

Razzadicane che ascolti gli uccelli che stanno a guardare il vento che scorre e l'acqua che soffia, ricopri di piume tutte le foglie cadute per terra, Razzadicane rubi l'oroscopo appena ti alzi, non vivi l'amore e hai solo i ricordi. Un giorno con gli occhi appoggiati sull'erba mi hai detto che il tempo che passa non cambierà il mondo, sono pronto a dormirti sopra la pancia, Razzadicane che perdi i vestiti di giorno, aspetta che arrivi la notte per perdere me.

venerdì 22 marzo 2013

Nonsense#217

Qualcuno sostiene che, da secoli, dal 21 di Marzo nell'aria si vedono volare asterischi bagnati giganti. Io personalmente non ho mai assistito a questo fenomeno occulto di culto e, nonostante sia parecchio tempo che non uso più la penna stilografica, almeno dalle elementari, posso piuttosto affermare con una gesto molto semplice, che le virgolette dei fenomeni temporaleschi sono assenti da almeno due mesi o poco più su. Ad ascoltare il meteo si fa sempre tardi, meglio quindi dedicarsi ad una sana ed equilibrata lettura sotto l'ombrellone, tenendo solo due mani a terra; d'altronde si sa che a sciogliere il ghiacciolo siamo sempre a tempo. Alla fine, di asterischi bagnati, nemmeno l'ombra per terra. A meno che non volino alto, talmente alto che le ombre si perdono durante il tragitto. Chi di voi è stato in Egitto? Là gli asterischi bagnati giganti sono uguali ai nostri, quando esistono. Quando invece scompaiono nel nulla sono molto diversi, sarà per il fuso orario, troppo caldo in effetti in quei paesi bisestili. Asterischi e virgolette volanti preannunciano quasi sempre pacchi di temporali spiegati a voce, pertanto o per poco, chiunque non voglia crederci è una razza di cane inaudita.